Merkel sculaccia il “nipote monello”

Nei corridoi di Downing Street 10 si dice che il padrone di casa, il premier David Cameron, è il “naughty nephew” di Angela Merkel, il nipote monello della cancelliera tedesca che ieri è arrivata a Londra per una visita da tappeto rosso e tè con la regina Elisabetta. Il nipote monello è la formula trovata per sintetizzare i rapporti tra due conservatori europei piuttosto diversi ma allo stesso tempo molto amichevoli e informali.
18 AGO 20
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Nei corridoi di Downing Street 10 si dice che il padrone di casa, il premier David Cameron, è il “naughty nephew” di Angela Merkel, il nipote monello della cancelliera tedesca che ieri è arrivata a Londra per una visita da tappeto rosso e tè con la regina Elisabetta. Il nipote monello è la formula trovata per sintetizzare i rapporti tra due conservatori europei piuttosto diversi ma allo stesso tempo molto amichevoli e informali (dettagli: nella foto dell’incontro tra i due tuittata da Cameron si vede sullo sfondo il forno della cucina; quando Merkel s’è messa a parlare in tedesco, nel discorso alla Royal Gallery di Westminster, Cameron s’è nascosto un miniauricolare nell’orecchio, abbastanza piccolo da non essere notato, tanto che i commentatori impazzivano: ma da quand’è che sa il tedesco, il premier).
La Merkel però non ha voluto assecondare il suo nipotino capriccioso e mentre tutti si aspettavano che la cancelliera sarebbe arrivata a Londra con l’unico obiettivo di agevolare la strada impervia di Cameron in vista del referendum europeo in/out (dentro o fuori) da organizzare entro il 2017, lei ha fatto l’esatto contrario. Ha iniziato il suo discorso in inglese e in poche parole ha detto tutto, in modo che non ci fossero fraintendimenti o traduzioni bizzarre: “Alcuni s’aspettano che il mio discorso apra la strada a riforme fondamentali dell’architettura europea in modo da soddisfare qualsivoglia desiderio britannico vero o presunto. Temo che resteranno delusi”. L’Europa resta com’è dice la Merkel, anzi diventerà più forte, certo non asseconderà gli inglesi che, nel loro euroscetticismo genetico, sognano un’Europa o debole o morta. Le discussioni sulla libertà di movimento, sull’immigrazione, sul rebate, sul disequilibrio nella relazione tra Londra e Bruxelles non è affare della cancelliera tedesca, la quale certo non vorrebbe il Regno Unito fuori dall’Europa ma non vuole nemmeno mettersi lì a implorare gli inglesi di rimanere.
Se non sarà la Merkel a rivedere il suo europeismo, toccherà al nipote monello sistemare la questione, lui che gli euroscettici più tosti ce li ha nel suo partito e che ogni volta che parla di Europa rischia il posto.